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A PIEDI SULLA FRANCIGENA
CON LA CONFRATERNITA DI SAN JACOPO

In questo pellegrinaggio abbiamo vissuto contemporaneamente due nuove esperienze: innanzitutto dopo tanti anni trascorsi ad organizzare pellegrinaggi, ci siamo completamente fidati di questo gruppo di pellegrini della Confraternita di San Jacopo che, dopo essere partiti da Roma all'alba del 6 gennaio 2010, stavano raggiungendo Santiago de Compostela in un lungo percorso a staffetta e, in secondo luogo, abbiamo lasciato in garage le nostre "amate" biciclette e abbiamo rimesso gli scarponi ai piedi e lo zaino sulle spalle.
Quando abbiamo deciso di partecipare a questo ambizioso progetto, non conoscevamo nessuna persona della Confraternita e non avevamo la minima idea di cosa ci attendesse. Siamo stati semplicemente catturati dalla bellezza della proposta. Paolo si è unito nel tratto da Roma ad Assisi mentre Emanuele e Francesco hanno percorso il tratto da Marina di Massa a Berceto nella zona dell'Appennino tosco-emiliano.
In entrambi i casi è stato da subito evidente che tra noi e loro, non c'era solo un "piccolo" divario generazionale, c'era un vero e proprio vuoto generazionale: noi giovani trentenni con ancora una lunga prospettiva di vita lavorativa, loro "giovani" pensionati con ancora tanta voglia di camminare!! Questo divario è stata la cosa più bella e interessante di tutto il pellegrinaggio ma anche la più buffa. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, ci siamo divertiti a vedere come alcune brutte abitudini non hanno età. Non ho idea di quante volte il gruppo si sia diviso e, purtroppo, anche perso!!! Le nostre esperienze Scout ci hanno educato a queste piccole attenzioni, ma se a quei tempi bastava richiamare i ragazzi con un forte urlo, in questo caso ci siamo semplicemente divertiti a fare da collante tra i più veloci e i più lenti. Quando il divario tra quelli che camminavano con passo più veloce e quelli con passo più lento aumentava troppo, cercavamo di stare nel mezzo per evitare che alcuni si perdessero o si sentissero "abbandonati".
L'aspetto invece più bello che ci hanno trasmesso è stata la loro incredibile vitalità. Innanzitutto una vitalità esteriore (alcuni tenevano un passo a dir poco invidiabile) ma soprattutto una vitalità interiore. Qualcuno camminava sempre con il sorriso sulle labbra, qualcun altro aveva sempre la battuta pronta a rallegrare il gruppo durante una sosta e c'era chi, anche nel freddo e piovoso clima di marzo, riusciva a guardare la natura circostante con stupore e ammirazione. Ci hanno anche insegnato che a tutte le età si può essere umili e accoglienti, anche verso degli "sbarbatelli" come noi!! L'ultima cosa che ci porteremo sempre nel cuore sono le belle chiacchierate fatte a cena davanti a un buon piatto di pasta e soprattutto .un buon calice di vino!!! Grazie "ragazzi"!!!!