le forze a testa di leone

Estratto da “Il sonno del corpo è il risveglio dell’anima”, Pentagramma n.4 1998

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Chi vi riesce e vede quanto sia limitata la propria vita, quanto sia prigioniero delle proprie tensioni e continuamente influenzato, pilotato e limitato da ogni sorta di pulsioni del subconscio, può essere afferrato dal desiderio di uscire da questo stato soggettivo (cioè dalla sottomissione all’illusione] e giungere alla libertà spirituale. Chi vuol percorrere questo cammino deve comprendere che la realtà quotidiana è, per l’anima originale, una realtà illusoria.

Le forze a “testa di leone” RESPINGONO LA LUCE

Tale comprensione si oscura sotto l’influenza delle forze del subconscio, che gli antichi gnostici chiamavano “forze a testa di leone”, le forze di “Authades”. Chi vuole sottrarsi a queste forze noterà come si attaccheranno a lui più violentemente che mai. Esse agiranno con la mediazione del suo corpo astrale – di cui fa parte la coscienza – che determina completamente i pensieri, la volontà e le azioni, soprattutto durante il sonno. Si tratta, dunque, di una divisione della coscienza. La parte orientata sulla materia, passivamente o no, vi resta legata. L’altra parte accompagna il corpo astrale quando si ritira. Poiché il corpo mentale è in genere poco sviluppato, la coscienza di sonno è diretta quasi completamente dalla coscienza astrale e lascia libero sfogo alle “forze a testa di leone”. Queste sommergono la coscienza impedendo il puro desiderio e la comprensione che cominciavano ad attecchire.

In tale situazione, il “sonno del corpo” non è certo la “lucidità dell’anima” nel senso datogli da Ermete nel suo Corpus Hermeticum, perciò “chiudere gli occhi” è ancor meno “la vera contemplazione”. Al contrario! In un tal sonno si è legati più che mai alla realtà illusoria dell’esistenza dialettica.

Il centro della coscienza astrale si trova nel sistema fegato-milza, più precisa-mente nel plesso solare. In generale questo centro guida, determina e orienta quanto fanno gli esseri umani, ciò significa che sono guidati principalmente dai loro desideri e dai loro istinti naturali. Ciò accade nonostante il cuore e la testa possano essere stati affinati da una cultura molto elevata: per esempio è possibile che il cuore possieda un gusto molto raffinato e che il cervello si apra ad attività mentali molto sofisticate.

Non c’è alcuna possibilità DI SVILUPPO GNOSTICO

Il loro secolare desiderio di un principio spirituale può restare racchiuso nel cuore, dietro la spessa corazza degli interessi personali. Non c’è dunque alcuna possibilità per lo sviluppo gnostico. Le forze della vita illusoria e dell’autoconservazione, come le numerose tensioni represse del passato microcosmico, si manifestano nel plesso solare. Chi si vuole liberare da tali forze usando le stesse che lo tengono prigioniero, noterà che questo metodo rafforza le mura della sua prigione. Se il desiderio della comprensione pura non emana dalla coscienza chiara e oggettiva di un cuore purificato, resta alla guida Authades, la volontà egocentrica, una guida ingannatrice.

Nel primo libro della Gnosi originale egiziana (seconda edizione francese), Jan van Rijckenborgh scrive:

“Il desiderio di salvezza nato dal plesso solare è impossibile da realizzare. È, infatti, desiderare continuamente la soddisfazione dell’io a scapito degli altri. Il vero desiderio di salvezza nasce nel santuario del cuore: è un desiderio prima sconosciuto, fondato su un rifiuto, un non-desiderio di tutto quanto appartiene alla dialettica. Solo allora viene data una nuova direzione alla coscienza astrale… Sino a che la coscienza astrale rimane nel sistema fegato-milza siete e restate di questa natura, e il mondo astrale dialettico risponde completamente alle vostre aspirazioni e ai vostri desideri. Quando la coscienza astrale è attirata nel cuore tale stato finisce, poiché desiderate ciò che questo mondo non può darvi: allora si risveglia qualcosa del desiderio di salvezza… E la Gnosi vi viene incontro sul cammino. “

Così il cercatore di verità, dopo aver liberato il suo cuore dal passato dialettico, diventa uno straniero sulla terra. Il suo essere intimo non ha più alcun posto dove riposare. Durante il sonno del corpo non è più preda, né vittima della sfera astrale della natura dialettica. Per lui ora: “Il sonno del corpo è diventato la lucidità dell’anima; chiudere gli occhi la vera contemplazione; il silenzio una gestazione del bene; la pronuncia della Parola la fruttuosa opera di salvezza.”

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