Amore 3

La Grazia… non ci siamo stancati della secolare ripetizione di questo ar­gomento nei sermoni domenicali delle chiese, nei trattati di

teologia, negli scritti dei mistici e nelle pompose dichiarazioni dei monarchi ‘cristianissimi’, ‘cattolici’ ‘ortodossi’ e ‘difensori della fede’? Non l’abbiamo sentito e letto fino a sazietà sempre e ovunque si sente il profumo d’incenso e si odono canti spirituali? Infine, un discepolo dell’ermetismo, che oggi sta osando la grande avventura della ricerca del Grande Arcano, non ha il diritto di chie­dere che gli si risparmino le prediche su questo soggetto noioso e monoto­no? Non è presumere troppo poco dal suo carattere invitarlo a rinunciare al magnifico quaternario magico ‘osare, volere, tacere, sapere’ per i piagnu­colosi ‘Kyrie elèison’?

Non c’è nulla di più banale del levarsi del sole che si ripete giorno dopo giorno da milioni di anni. Tuttavia è grazie a questo fenomeno banale che i nostri occhi – organi della luce del sole – vedono ogni nuova cosa della vita. Come la luce del sole ci permette di vedere le cose del mondo fisico, così la luce del sole spirituale, la Grazia, ci permette di vedere le cause del mondo spirituale. C’è bisogno di luce per vedere, qui come là.

Similmente, c’è bisogno di aria per respirare e vivere. L’aria che ci cir­conda non è una perfetta analogia della “Gratia gratis data“, della Grazia ac­cordata gratuitamente? Perché per vivere in spirito c’è bisogno dello spirito vivificante, che è l’aria della respirazione spirituale.

Si può produrre artificialmente l’ispirazione intellettuale, morale o arti­stica? I polmoni possono produrre l’aria di cui hanno bisogno per la respi­razione?

Ora, il principio della Grazia sta alla base della vita sia terrestre che spi­rituale. La vita è interamente regolata, in basso e in alto, dalle leggi dell’ob­bedienza, della povertà e della castità. I polmoni sanno che bisogna respi­rare e obbediscono. Si sentono poveri ed inspirano. Amano la purezza ed espirano. Il processo stesso della respirazione insegna le leggi dell’obbedienza, della povertà e della castità, cioè la lezione (per analogia) della Grazia. La respirazione cosciente della realtà della Grazia è l’Hatha-Yoga cristiano. L’Hatha-Yoga cristiano è la respirazione verticale della preghiera e della be­nedizione o, in altre parole, ci si apre alla Grazia e la si riceve.

Quanto al magnifico quaternario della magia tradizionale ‘osare, volere, tacere, sapere’, è formulato – mutatis mutandis – dal Maestro nel modo seguente:

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.

Infatti chi chiede, riceve; chi cerca, trova;

a chi bussa, sarà aperto. (Mt 7:7-8)

Si tratta di osar chiedere, di voler cercare, di tacere per bussare e di ri­conoscere quando ti è stato aperto. Perché la conoscenza non capita auto­maticamente, è ciò che viene rivelato quando la porta si apre.

Ecco la formula della sintesi dello sforzo e della Grazia, del principio del lavoro e di quello della ricettività, del merito e del dono. Questa sintesi enuncia la legge assoluta di ogni progresso spirituale e, quindi, di ogni di­sciplina spirituale praticata da un ermetista cristiano solitario, da una comu­nità in un chiostro o in un convento, da un ordine religioso o mistico, da qualunque fraternità cristiana esoterica o ermetica. E la legge alla quale ob­bedisce ogni discepolo cristiano di qualsiasi scuola spirituale cristiana. E l’ermetismo cristiano, cioè l’insieme della Mistica, della Gnosi, della Magia e della filosofia occulta tradizionali, passato attraverso il battesimo e la tra­sfigurazione attraverso il fuoco, la luce e la vita del Cristianesimo, non fa assolutamente eccezione. L’ermetismo senza Grazia è solo erudito e sterile storicismo; l’ermetismo senza sforzo è solo superficiale e sentimentale estetismo. Esiste l’Opera nell’ermetismo, e di certo quest’opera è figlia del­la Grazia e dello sforzo.

Caro Amico Sconosciuto, se hai qualche conoscenza di teologia, ricono­scerai qui la dottrina pura e semplice della Chiesa Cattolica sui rapporti tra le opere e la Grazia. Vi troverai il rifiuto del pelagianesimo, secondo cui sono solo le opere (gli sforzi) che contano, ed anche il rifiuto del protestantesi­mo di Lutero, secondo il quale è la sola Grazia quella che conta. Ritroverai qui anche implicita la dottrina della Chiesa Cattolica – natura vulnerata, non deleta – cioè che la natura non è interamente corrotta in conseguenza della Caduta, ma che preserva un elemento vergine e che, quindi, c’è anche un elemento nella natura umana capace degli sforzi e delle opere che contano.

Allora l’ermetismo cristiano non fa altro che prendere in prestito dalla teologia cattolica i principi fondamentali della sua dottrina filosofico-ermetica?

Non bisogna dimenticare che l’ermetismo cristiano non è una religione a parte, né una chiesa a parte, e neanche una scienza a parte in

concorren­za con la religione, con la chiesa o con la scienza. E il legame tra la Misti­ca, la Gnosi e la Magia espresso dal simbolismo, simbolismo a sua volta mezzo d’espressione delle dimensioni della profondità e dell’altezza (dunque dell’entasi e dell’estasi), di tutto ciò che è universale (che corrisponde alla dimensione della larghezza) e di tutto ciò che è tradizionale (che corrispon­de alla dimensione della lunghezza). Essendo cristiano, l’ermetismo accetta la croce dell’universalità, della tradizione, della profondità e dell’altezza del Cristianesimo, nel senso delle parole dell’apostolo Paolo:

… affinché, radicati e fondati nell’amore, riusciate ad afferrare, insieme a tutti i santi, la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la pro­fondità, cioè a conoscere l’amore del Cristo che trascende ogni co­noscenza, e così vi riempiate della totale pienezza di Dio.

(Efesini 3:17-19)

Questa è la formula completa dell’iniziazione.

Ora, aspirando alla conoscenza e all’esperienza della profondità e dell’al­tezza del Cristianesimo Universale – cioè Cattolico e tradizionale, cioè della Chiesa – l’Ermetismo non prende e non può prendere nulla in prestito dal­la Chiesa, poiché non è e non può essere nient’altro che un aspetto della Chiesa stessa, vale a dire l’aspetto della sua dimensione di profondità e di altezza. E quindi carne della sua carne e sangue del suo sangue; non prende in prestito dalla Chiesa perché è parte di essa. È l’aspetto invisibile dell’uni­versalità (nello spazio) e della tradizione (nel tempo), che sono visibili nella Chiesa. Perché la Chiesa non è solo universale e tradizionale, ma anche pro­fonda e sublime. Ora, l’Ermetismo cristiano non è che l’aspetto verticale, quello della profondità e dell’altezza, della Chiesa. Questo non vuol dire che individualmente gli ermetisti sono in possesso di tutto ciò che è profondo e sublime (tutto l’esoterismo) della Chiesa; questo vuol solo dire che si è er­metisti cristiani solo quando si ha coscienza della profondità e dell’altezza della tradizione universale del Cristianesimo e che ogni individuo che ne ha l’esperienza e la coscienza rappresenta l’Ermetismo cristiano. Allora, tutti i dottori della Chiesa che insegnano la via dell’esperienza spirituale oltre alla teologia teorica e tutti i santi e mistici della Chiesa che hanno avuto questa

esperienza, sono essi allo stesso tempo degli ermetisti? Sì, lo sono in quan­to testimoniano e rappresentano la profondità e il sublime del Cristianesi­mo. Essi hanno molto da dire all’odierno ermetista e questi ha molto da ap­prendere da loro. Leggiamo, per esempio, in San Bonaventura:

Nota infine che la verità deve essere:

  •  nella prima gerarchia:
    • evocata dai gemiti della preghiera, opera degli Angeli; ascoltata nello studio e nella lettura, opera degli Arcangeli; annunciata con l’esempio e la predicazione, opera dei Principati.
  •  nella seconda gerarchia:
    • raggiunta come rifugio e luogo d’abbandono, opera delle Potestà; appresa con zelo ed emulazione, opera delle Virtù; congiunta nel disprezzo di sé e nella mortificazione, opera delle Dominazioni.
  •  nella terza gerarchia:
    • adorata attraverso il sacrificio e la lode, opera dei Troni; ammirata attraverso l’estasi (uscita da se stessi) e la contemplazione, opera dei Cherubini; abbracciata nel bacio e nel diletto Camplectanda per osculum et dilectionem’), opera dei Serafini.

Nota diligentemente quello che ti ho detto, perché è fonte di vita (2).

Ecco un piccolo frammento che fornisce materia di meditazione per anni! Si può, da ermetisti, permettersi d’ignorare tali testimonianze (e ce ne sono centinaia) del mondo spirituale e della sua autentica esperienza? Certo Fabre d’Olivet, Eliphas Lévi, Saint-Yves d’Alveydre, de Guaita, Papus e Péladan meritano di essere studiati – così come molti altri autori del movimento er­metico e occultista -, ma studiare solo loro non basta. Sono essi i soli au­tentici testimoni e le loro opere sono le uniche fonti di prima mano della realtà del mondo spirituale e della sua esperienza? Ascoltiamo allora tutti coloro che sanno per esperienza e cerchiamo prima di tutto l’autenticità del­l’esperienza invece che l’erudizione e la speculazione teorica.

Torniamo adesso al tema della tentazione. Come abbiamo visto essa è triplice. Possiamo quindi parlare di tre tentazioni fondamentali in correlazione con tre condizioni fondamentali dello stato di Grazia nel Paradiso, o con i tre voti che sono la base di ogni cultura spirituale dopo la Caduta: l’obbedienza, la povertà e la castità. Ecco il senso pratico dell’esagramma o del sigillo di Salomone:

Questo sigillo è quello della memoria del  Pa­radiso e della Caduta, cioè della Legge (Torah). Perché la Legge è figlia del Paradiso e della tentazione.

Poiché la Nuova Alleanza è il compimento della Vecchia, l’opera della redenzione è iniziata con la ripetizione delle tre tentazioni primordiali. Ma questa volta è stato il Figlio dell’uomo ad essere tentato e la tentazione è avvenuta non più nel giardino dell’Eden, ma nel deserto terrestre. E questa volta non è stato il serpente (“il più astuto di tutti gli animali della campa­gna”) che lo ha tentato, ma il ‘Principe di questo mondo’, cioè l’‘uomo nuovo’, il ‘superuomo’ o l’altro ‘figlio dell’uomo’ – che, se incarnato, sareb­be la realizzazione della promessa di libertà fatta dal serpente.

L’anticristo, l’ideale della biologica e storica evoluzione senza Grazia, non è una individualità o entità creata da Dio, bensì l’egregor o fantasma ge­nerato attraverso un’evoluzione storica e biologica innescata dal serpente, che è l’autore e il maestro dell’evoluzione biologica e storica che la scienza studia e insegna. L’anticristo è il prodotto ultimo di questa evoluzione sen­za la Grazia e non un’entità creata da Dio, essendo l’atto della creazione divina sempre e senza eccezioni un atto di Grazia. E dunque un egregor, un essere artificiale che deve la sua esistenza alla generazione collettiva dal basso.

Riflettiamo sulla nozione di ‘egregor’ per meglio comprendere cos’è l’anticristo – questa figura importante ed enigmatica dell’esoterismo o Er­metismo cristiano e allo stesso tempo la fonte della tentazione nel deserto.

Per iniziare, ecco cosa ne dice Robert Ambelain:

Si dà il nome di egregor ad una forza generata da una potente corrente spirituale e poi alimentata ad intervalli regolari, secondo un ritmo in armonia con la vita universale del cosmo, oppure ad una unione di entità con una comune caratteristica?

Ecco una definizione alla quale nulla si può aggiungere. Essa sfortuna­tamente viene confusa nel paragrafo immediatamente seguente:

Nell’Invisibile, fuori dalla percezione fisica dell’uomo, esistono degli esseri artificiali, generati dalla devozione, dall’entusiasmo, dal fanatismo, che chiamiamo egregor. Essi sono le anime delle gran­di correnti spirituali, buone o malvagie. La Chiesa Mistica, La Ge­rusalemme Celeste, il Corpo di Cristo e tutti questi sinonimi, sono appellativi comunemente dati all’egregor del Cattolicesimo. La Massoneria, il Protestantesimo, l’Islam, il Buddismo sono degli egregor. Le grandi ideologie politiche ne sono altri.4

Ecco un singolare miscuglio di vero e falso. Quello che è vero è che esistono degli esseri invisibili artificiali generati collettivamente, cioè che gli egregor sono reali; ma ciò che è falso è la confusione tra realtà di natura del tutto differente (il ‘Corpo di Cristo’ e le ‘ideologie politiche’!) senza di­stinguerle nella sostanza. Se si classifica la Chiesa Mistica, il Corpo di Cri­sto, la Massoneria ed il Buddismo come egregor, cioè “esseri artificiali ge­nerati dalla devozione, dall’entusiasmo e dal fanatismo”, perché non consi­derare anche Dio come un egregor?

No, esistono delle entità spirituali sovrumane che non sono artificialmente generate, ma che si manifestano e che si rivelano. La confusione tra ciò che discende dall’alto e ciò che è generato dal basso è tra l’altro molto diffusa fra gli scienziati materialisti come fra gli occultisti. Così numerosi biologi considerano l’unità della coscienza – o l’anima umana – come un epifeno­meno o la risultante dei milioni di punti di coscienza delle cellule del siste­ma nervoso dell’organismo. Per essi l’‘anima’ è solo un egregor generato col­lettivamente da milioni di cellule individuali. Ma non è così. L’egregor del­le cellule esiste certamente, esso è il fantasma di natura elettro-magnetica che resiste per un certo periodo alla decomposizione dopo la morte e che può manifestarsi nelle ‘case infestate da spiriti’, ecc. Ma questo fantasma nulla ha a che vedere con l’anima stessa né con i corpi sottili (l’eterico o corpo vitale e l’astrale o corpo animico) di cui l’anima è rivestita oltre al corpo fisico.

Ora, dire che la Chiesa Mistica o il Corpo di Cristo, per esempio, sa­rebbero egregor è avanzare la tesi che essi sono fantasmi generati da milio­ni di credenti, come i fantasmi dei morti sono generati da milioni di cellu­le. La confusione tra anima e fantasma è un errore assai grave. Non meno grave è la confusione tra rivelazioni e invenzioni, tra entità spirituali che si rivelano dall’alto ed egregor generati artificialmente dal basso. Perché gli egregor, per quanto potenti siano, non hanno che un’esistenza effimera la cui durata dipende interamente dall’alimentazione galvanizzante da parte dei loro creatori. Mentre sono le anime e gli spiriti dall’alto che formano, ispi­rano e dirigono le comunità umane, che nutrono e vivificano le anime uma­ne: per esempio, gli Arcangeli (che sono gli spiriti delle nazioni), i Principa­ti (Archai) o ‘spiriti del tempo’, l’entità spirituale che sta dietro il buddismo tibetano, senza parlare di Cristo, di cui la Carne ed il Sangue vivificano e uniscono ogni giorno la Chiesa o Suo Corpo Mistico. I primi sono dunque alimentati dagli uomini mentre gli ultimi alimentano gli uomini.

Tuttavia, benché Dio, il Cristo, la Santa Vergine, le gerarchie spirituali, i santi, la Chiesa (o Corpo Mistico di Cristo) siano delle entità reali, nondi­meno esiste anche un fantasma o egregor della Chiesa che è il suo ‘doppio’, come ogni uomo, ogni nazione, ogni religione, ecc. hanno il loro ‘doppio’. Ma come colui che vede, per esempio, in Russia solo l’orso, in Francia solo il gallo e in Germania solo il lupo, è ingiusto verso il paese del Cuore, il paese dell’Intelligenza ed il paese dell’Iniziativa – così è ingiusto verso la Chiesa cattolica quando, al posto del Corpo Mistico di Cristo, non vede che il suo fantasma storico, la volpe. Per vedere bene bisogna guardare bene. E guardar bene vuol dire provare a vedere attraverso le nebbie dei fantasmi delle cose. Questo è uno dei principali precetti pratici dell’ermetismo cri­stiano. E grazie agli sforzi necessari per vedere oltre i fantasmi che si giun­ge alla conoscenza della profondità e dell’altezza di cui parla l’apostolo Pa­olo e che sono l’essenza stessa dell’ermetismo.

Quanto all’anticristo, è il fantasma dell’umanità intera, l’essere generato durante tutta l’evoluzione storica dell’umanità. E il ‘superuomo’ che osses­siona la coscienza di tutti coloro che cercano di elevarsi solo con lo sforzo e senza la Grazia. Esso apparve anche a Friedrich Nietzsche e gli mostrò “in un’istante tutti i regni della terra” che sono esistiti, che esistono e che esisteranno nel cerchio dell’eterno ritorno (die ewige Wiederkehr); lo invitò a precipitarsi nel dominio che è al di là del bene e del male (jenseits von Gut und Bóse) e ad abbracciare e annunciare il vangelo dell ‘evoluzione, il vangelo della volontà-di-potere (Wille zur Macht), che è essa ed essa sola (‘Gott ist tot…, cioè Dio è morto) a trasformare la pietra, la materia inorga­nica, in pane, in materia organica, e la materia organica in animale, e l’ani­male in uomo, e l’uomo in superuomo (Uebermensch) il quale è al di là del bene e del male e obbedisce solo alla propria volontà (“O mein Wille, meine Notwendigkeit, du bist mein Gesetz..”).

Esso apparve a Karl Marx e gli mostrò “in un istante tutti i regni della terra” in cui tutti gli schiavi del passato vengono trasformati in signori so­vrani che non obbediscono più né a Dio, avendolo detronizzato, né alla natura, avendola asservita, e che mangiano il loro pane prodotto esclusiva- mente dalla loro scienza e dal loro sforzo trasformando la pietra in pane.

A molti altri ancora è apparso il fantasma dell’umanità. E’ apparso an­che al Figlio dell’uomo nel deserto. E avvenne l’incontro tra la Legge divi­na fatta carne e la legge del serpente, l’evoluzione biologica e storica, fatta anima.

Ora, la Legge divina è l’azione discendente della Santa Trinità o Grazia rivelatasi durante il battesimo di Gesù nel Giordano da parte di Giovanni Battista quaranta giorni prima della tentazione nel deserto. La legge del ser­pente è l’azione della volontà che si muove in avanti a tentoni, serpeggian­do attraverso i periodi e gli strati dell’evoluzione biologica e passando di for­ma in forma; essa è la triade della volontà-di-potere, della ‘prova a tentoni’ e della trasformazione di ciò che è grossolano in ciò che è sottile.

La Grazia trinitaria verticale e lo spirito triadico dell’evoluzione orizzon­tale si incontrarono, dunque, nella coscienza del Figlio dell’uomo quaranta giorni dopo il battesimo nel Giordano. Allora avvennero le tre tentazioni per il Figlio dell’uomo. E come il battesimo nel Giordano fu il prototipo del San­to Sacramento del Battesimo, così l’incontro della Grazia (ricevuta nel bat­tesimo del Giordano) con la quintessenza dell’impulso evoluzionistico po­steriore alla Caduta fu il prototipo del Santo Sacramento della Conferma­zione (Cresima). Perché fu da allora che la Grazia dall’alto si stabilì decisa­mente contro la legge dal basso. Fu da allora che l’evoluzione cedette alla Grazia. Le tre tentazioni del Figlio dell’uomo nel deserto furono la sua esperien­za degli impulsi direttivi dell’evoluzione, chiamati volontà-di-potere, ‘prova a tentoni’ e trasformazione del grossolano in sottile. Esse costituirono allo stesso tempo la prova dei tre voti – i voti di obbedienza, di castità e di po­vertà.

E’ con l’ultima prova che Matteo (cap. 4) inizia il racconto della tenta­zione di Gesù Cristo. Perché la pienezza (pleroma) celeste discesa al mo­mento del battesimo nel Giordano implica il vuoto (kenoma) terrestre cor­rispondente, che viene espresso nel racconto del Vangelo con la solitudi­ne, il deserto e il digiuno.

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere ten­tato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaran­ta notti, ebbe fame. (Mt 4:1-2)

Ora, la fame dello spirito, dell’anima e del corpo è l’esperienza del vuo­to o della povertà. E dunque il voto di povertà che viene messo alla prova quando il tentatore “accostandosi, gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pani.” (Mt 4:3). “Di’ che queste pietre diventino pani…” – ecco l’essenza stessa dell’aspirazione dell’umanità dell’epoca scienti­fica alla vittoria sulla povertà. Resine sintetiche, gomme sintetiche, fibre sin­tetiche, vitamine sintetiche, proteine sintetiche e … anche pane sintetico? Quando? Presto, forse. Chi sa?

“Di’ che queste pietre diventino pani”, ecco la formula dell’evoluzione intesa come ‘trasformismo’ appartenente alla mentalità di alcuni accademi­ci, che insegnano che il regno vegetale (cioè i “pani”) non è che una trasfor­mazione del regno minerale (cioè “queste pietre”), e che la materia organi­ca (“pani”) non è altro che il risultato del raggruppamento fisico e chimico di piccole molecole in grandi molecole (‘macromolecole’) nel processo di po­limerizzazione. La polimerizzazione è dunque considerata oggi da numerosi scienziati come l’equivalente possibile – anche probabile – dell’operazione proposta dal tentatore nel deserto, la trasformazione delle pietre in pani.

L’operazione proposta dal tentatore è allo stesso tempo il tema dominante delle dottrine che invadono oggi il mondo e che considerano la vita econo­mica come primaria e la vita spirituale come suo epifenomeno o come ‘sopraelevazione ideologica’ sulla base economica. Ciò che è in basso è prima­rio e ciò che è in alto è secondario, perché è la materia che genera lo spiri­to – questo è il dogma comune sottostante l’‘economismo’, il ‘trasformismo’ e la proposta fatta dal tentatore al Figlio dell’uomo. Ed ecco la Sua rispo­sta a questo dogma: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4:4).

Riflettiamo su questa formula. In primo luogo essa esprime l’essenza del voto di povertà. Perché il voto di povertà è vivere sia della parola che esce dalla bocca di Dio sia del pane che entra nella bocca dell’uomo. Poi essa aggiunge alla legge dell’alimenta­zione biologica, dove i regni inferiori all’uomo gli servono da nutrimento, la nuova legge della Grazia, dove è il regno superiore all’uomo, il regno dei cieli, che lo nutre. Ciò vuol dire che non solo lo spirito e l’anima dell’uomo possono trarre vita, cioè ricevere impulsi, forze e sostanze, dall’alto, ma an­che il suo stesso corpo. L’effetto spirituale vivificante della Magia divina o Grazia, per quello che riguarda la vita spirituale e psichica, è l’esperienza millenaria comune ai cristiani sinceri, ma è meno noto che ci sono stati, e ci sono, dei casi in cui il corpo stesso ha potuto fare a meno di ogni nutri­mento per periodi di tempo sufficienti a causare cento volte la morte biolo­gica per fame. Teresa Neumann ai nostri giorni ha vissuto a Konnersreuth (Baviera) della sola Santa Comunione per decine d’anni; Santa Caterina da Siena visse nove anni solo della Santa Comunione; Santa Liduina di Schiedam (Olanda, vicino Rotterdam) visse anch’essa molti anni della sola Santa Comunione – per citare solo casi ben documentati.

Questa è la portata delle parole: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Ed ecco la sua principale impli­cazione: come la legge dell’evoluzione, la legge del serpente, comporta la lotta per l’esistenza e come “il pane” o il nutrimento è il fattore primario della lotta per l’esistenza, così l’ingresso della Grazia nella storia umana con Gesù Cristo significa allo stesso tempo la possibilità dell’abolizione graduale della lotta per l’esistenza. Ed è il voto di povertà che l’abolirà.

Allora il diavolo lo condusse con sé nella Città Santa e, postolo sul pinnacolo del Tempio, gli disse: Se sei Figlio di Dio, gettati giù. Infatti sta scritto: Darà ordini per te ai suoi Angeli che ti sorreggeranno sulle braccia, perché non urti in qualche sasso il tuo piede. Gli rispose Gesù: Sta anche scritto: ‘Non tenterai il Signo­re Dio tuo. (Mt 4:5-7).

È la ‘prova a tentoni’, alla quale l’evoluzione naturale deve tanto, che parla questa volta. E il metodo dell’evoluzione chiamata naturale che ha rim­piazzato, dopo la Caduta, il mondo creato da Dio o ‘paradiso’. Perché l’evo­luzione procede a tentativi di forma in forma, provando e scartando, poi riprovando… Il mondo dell’evoluzione dai protozoi ai vertebrati e dai ver­tebrati ai mammiferi e poi alle scimmie ed al pithecanthropus non è opera né di saggezza assoluta né di bontà assoluta. È l’opera di un’intelligenza molto vasta e di una volontà molto risoluta che perseguono un ben deter­minato scopo con il metodo di ‘prova ed errore’. Si potrebbe dire che si tratta più di un grande intelletto scientifico e di una volontà di sperimenta­tore, che si rivelano nell’evoluzione naturale (la cui esistenza non può più essere negata), che della saggezza e della bontà divine. Il quadro dell’evolu­zione che le scienze naturali, soprattutto la biologia, hanno finalmente otte­nuto come risultato del loro prodigioso lavoro ci rivela senza alcun dubbio l’opera di un intelletto molto sottile, ma imperfetto, e di una volontà molto determinata, ma imperfetta. E’  quindi il serpente, “il più astuto di tutti gli animali della campagna” che il mondo dell’evoluzione biologica ci rivela e non Dio. È il serpente ‘il principe di questo mondo’ e l’autore e il direttore dell’evoluzione puramente biologica dopo la Caduta. Leggi Il fenomeno umano di Pierre Teilhard de Chardin5, che dà un riassunto e la migliore interpretazione che io conosca dell’evoluzione naturale; studia questo libro e non potrai giungere ad una conclusione diversa da quella che il mondo dell’evoluzione è opera del serpente del Paradiso e che è solo con le reli­gioni profetiche (e ce ne sono diverse) e con il Cristianesimo che è giunta la ‘buona novella’ (evangelion) dell’esistenza di un’altra via diversa da quel­la dell’evoluzione del serpente.

Ora, il tentatore propose al Figlio dell’uomo il metodo al quale egli stesso doveva la sua esistenza: la prova. “Gettati di sotto e si vedrà se è vero che sei Figlio di Dio e che non sei come me, figlio dell’evoluzione, figlio del ser­pente.” Questa fu la tentazione della castità. Perché, come abbiamo visto sopra, lo spirito della castità esclude ogni prova. La prova è l’essenza stessa di ciò che la Bibbia chiama “fornicazione”. La fornicazione – come del re­sto ogni altro vizio e ogni virtù – è triplice: spirituale, animica e carnale. La radice ne è spirituale; la regione del suo svolgimento e della sua crescita è animica; e la carne è solo il campo dove fruttifica. È così che l’errore spiri­tuale diventa vizio ed il vizio diventa malattia.

Per questa ragione i profeti d’Israele stigmatizzavano la fornicazione spi­rituale del popolo dell’antica alleanza ogni volta che si lasciava sedurre da culti di ‘dèi stranieri’ – Bel, Moloch e Astarte. Questi dèi non erano altro che egregor, creature dell’immaginazione e della volontà collettive umane, mentre il Santo d’Israele fu il Dio rivelato, inimmaginabile nel suo essere e che non avesse altro rapporto con la volontà umana che quello della Legge

imposta a questa volontà. Per questo motivo gli ‘dèi stranieri’ avevano un’at­trattiva singolare per gli israeliti, essendo dèi ‘di questo mondo’ e non il Dio trascendente della rivelazione, obbedendo al quale significava vivere come in un monastero spirituale nei confronti di ‘questo mondo e di tutti i suoi dèi’. Gli israeliti erano sempre tentati di gettarsi dall’altezza e dall’isolamen­to del pinnacolo del tempio in basso negli strati dell’istintività collettiva, e provare se ci fossero “angeli che li avrebbero sorretti sulle braccia, affinché il loro piede non urtasse in qualche sasso”, cioè provare a trovare negli strati vicini e densi delle forze dell’evoluzione naturale le forze direttrici e protet­trici ad un minor costo che nell’altezza e nell’aria rarefatta del pinnacolo del tempio del Dio rivelato. Il principio della fornicazione spirituale è dunque preferire il subcosciente al cosciente e alla coscienza superiore, l’istinto alla Legge, il mondo del serpente al mondo del Verbo.

Come le prime due tentazioni riguardavano i voti di santa povertà e di santa castità, così l’ultima tentazione (secondo il Vangelo di Matteo) riguar­da il voto di santa obbedienza. Questa volta agisce la volontà-di-potere, il Wille zur Macht di Nietzsche.

Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo, e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro magnificenza. E gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se prostrato a terra mi ado­rerai. Allora gli disse Gesù: Vattene, Satana! Sta scritto: Adore­rai il Signore Dio tuo e a lui solo presterai culto’. (Mt 4:8-10)

Notiamo gli elementi di questa tentazione: la montagna altissima, tutti i regni del mondo e la loro magnificenza, l’adorazione di colui che ha il po­tere di innalzare alla sommità della montagna e di dare il possesso di tutte le cose dei regni del suo mondo.

Si tratta quindi dell’accettazione dell’ideale del superuomo (“cadi ai miei piedi e adorami”) che è il culmine dell’evoluzione (“lo condusse sopra un monte altissimo”) e che, essendo passato attraverso i regni minerale, vege­tale, animale e umano sottomettendoli al suo potere, ne è il signore, cioè la loro causa finale o scopo e ideale, il loro rappresentante o la loro volontà collettiva concentrata, e il loro maestro che ha preso nelle sue mani la loro ulteriore evoluzione. La scelta risulta essere tra l’ideale del superuomo che è ‘come Dio’ e Dio stesso.

La santa obbedienza è quindi la fedeltà al Dio stesso vivente; la rivolta o la disubbidienza è scegliere l’ideale della volontà-di-potere: il superuomo.

Il sesto Arcano dei Tarocchi l’Innamorato’, pur se mette in rilievo solo la tentazione sulla castità, evoca l’intero ordine d’idee relativo alle tre tenta­zioni e ai tre voti – essendo questi tre voti inseparabili, così come lo sono anche le tre tentazioni in Paradiso e quelle nel deserto. Perché non si può essere ‘casti’ senza essere anche ‘poveri’ e ‘obbedienti’, come non si può ri­nunciare all’ideale divino in favore dell’ideale del superuomo senza cadere allo stesso tempo nella regione della prova (sperimentazione), dove non esi­stono certezze immediate, e nella regione della legge del serpente formulata così: “striscerai sul tuo ventre e mangerai la

polvere per tutti i giorni della tua vita” (Genesi 3:14), cioè nella regione dove non c’è Grazia.

Ma qual è la conseguenza immediata di respingere una tentazione? Il rac­conto del Vangelo ci dà la seguente risposta:

Il diavolo allora lo lasciò. Ed ecco che gli Angeli si avvicinarono a lui per servirlo. (Mt 4:11)

Questa risposta appartiene al contesto delle idee e dei fatti del settimo Arcano dei Tarocchi, ‘Il Carro’, la cui carta rappresenta un uomo in piedi su un carro trionfale trainato da due cavalli.

 Anonimo

  1. F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra
  2.  San Bonaventura, De triplice via 3, 14
  3.  R. Ambelain, La Kabhale pratique (Parigi 1951, p. 175)
  4.  ibidem
  5. P. Teilhard de Chardin, Il fenomeno umano (Il Saggiatore, 1980)

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