Amore 2

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Tutto questo è chiaramente l ’inverso della dottrina pansessuale di Sigmund Freud. Per Freud la ‘libido’ o desiderio sessuale è alla base di

ogni attività psicologica umana e ne costituisce l’energia motrice, la quale diviene poi – attraverso il processo di ‘sublimazione’ o incanalata in vie diverse da quelle della soddisfazione del desiderio sessuale – la forza dell’impulso sociale, artistico, scientifico e religioso. Invece l’intero amore compreso nel senso della formula ‘Adamo-Eva’ sta al desiderio sessuale come la luce bianca che contiene i sette colori sta al colore rosso. L’amore ‘Adamo-Eva’ comprende tutta la scala dei colori non differenziati, mentre la ‘libido’ di Freud non è che un solo colore isolato e separato dal tutto. E questa separazione dal tutto – e il tutto è il principio della castità – è esattamente l’inverso della castità, è il principio stesso della lussuria. Perché la lussuria non è altro che l’autonomia del desiderio carnale in modo tale che la compiutezza dell’essere umano spirituale, animico e corporeo ne è smembrata. Il desiderio sessuale non è che un aspetto dell’amore – l’aspetto riflesso dalla parte dell’organismo fisico e psichico che è sotto il dominio specifico del ‘loto a quattro petali’ – e costituisce solo la

settima parte dell’organismo psico-fisico umano.

Ma esistono altri sei aspetti, la cui portata non è da meno e di cui la dottrina di Freud ignora o nega l’esistenza.

Come Karl Marx che, colpito dalla parziale verità ridotta al semplice enunciato secondo il quale bisogna prima mangiare per poter pensare, aveva elevato l’interesse economico a principio basilare dell’uomo e della storia umana, così Sigmund Freud, colpito dalla verità parziale che bisogna prima essere nati per poter mangiare e pensare e che per nascere occorre il desiderio sessuale, ha elevato quest’ultimo a principio basilare dell’uomo e di tutta la cultura umana. Come Marx alla base dell‘homo sapiens vedeva l’homo oeconomicus, così Freud vi ha visto l’homo sexualis.

Alfred Adler non ha potuto seguire il suo maestro nell’attribuire il primato assoluto al sesso, poiché in molte occasioni l’esperienza contraddiceva questa dottrina. Così questo fondatore di un’altra scuola di psicologia del profondo (Tiefenpsychologie) scoprì che è la volontà-di-potere che gioca un ruolo predominante fondamentale per l’essere umano. Adler propose allora la dottrina dell’homo potestatis, l’uomo mosso dalla volontà-di-potere al posto dell’homo sapiens della scienza del diciottesimo secolo, dell’homo oeconomicus di Marx

e dell’homo sexualis di Freud.

Invece Carl Gustav Jung, ammettendo la verità parziale delle dottrine di Freud e Adler, fu portato dall’esperienza clinica alla scoperta di un altro strato psicologico ancora più profondo di quelli studiati da Freud e Adler.

Dovette ammettere la realtà di uno strato religioso che giace ad una profondità maggiore degli strati del sesso e della volontà-di-potere. Così, grazie al lavoro di Jung, l’uomo è in profondità homo religiosus, un essere religioso, benché sia anche un’entità economica, un’entità sessuale e un’entità che aspira al potere.

Jung ha ristabilito così il principio della castità nel campo della psicologia – essendo le altre scuole psicologiche menzionate contrarie alla castità, poiché esse smembrano l’unità degli elementi spirituale, animico e corporeo dell’essere umano. Egli ha scoperto il soffio divino nel profondo dell’essere umano. Allo stesso tempo l’opera di Jung include l’introduzione di un nuovo metodo nel campo della psicologia. E il metodo dell’esplorazione successiva degli strati psichici – corrispondenti agli strati dell’archeologia, della paleontologia e della geologia. E così come l’archeologia, la paleontologia e la geologia studiano gli strati del terreno come archivi del passato (come tempo divenuto spazio), così la psicologia del profondo della scuola di Jung tratta gli strati psichici come il passato vivente dell’anima, un passato tanto più distante quanto più lo strato in questione è profondo. La misura della profondità è allo stesso tempo quella della storia del passato dell’anima che va ben al di là della soglia della nascita. Si può ben discutere se questi strati siano collettivi o individuali, se la loro sopravvivenza sia dovuta all’ereditarietà o alla reincarnazione – ma non si può più negare la realtà di questi strati né il loro valore come chiave della ‘storia psichica’ dell’uomo e dell’umanità.

E maggiormente: non si può più negare il fatto che, nel campo psichico, nulla muore e che l’intero passato vive nel presente nei diversi strati della coscienza profonda – l’inconscio o subconscio – dell’anima. Gli strati

paleontologici e geologici trattengono solo le impronte e i fossili di un passato ora morto; gli strati psichici, al contrario, costituiscono una testimonianza vivente del passato vissuto. Essi sono il passato che continua a vivere. Essi sono la memoria – non intellettuale, ma psichicamente sostanziale – del passato vissuto. Per questo motivo nulla perisce e nulla si perde nel campo psichico; la storia essenziale, cioè le gioie e le sofferenze reali, le religioni e le rivelazioni reali del passato, continuano a vivere in noi, e in noi stessi si trova la chiave della storia essenziale dell’umanità.

Ora, è in noi stessi che si trova anche lo strato ‘edenico’ o la storia del Paradiso e della Caduta di cui troviamo il racconto nella Genesi di Mosè.

Dubiti forse della verità essenziale di questo racconto? Discendi nelle profondità della tua anima, discendi fino alle radici, fino alle sorgenti del sentimento, della volontà e dell’intelligenza e saprai. Saprai, cioè avrai la certezza che il racconto biblico è vero nel senso più profondo e più autentico della parola – nel senso che dovresti negare te stesso, negare la testimonianza della struttura interiore della tua anima per poter dubitare della verità intrinseca del racconto di Mosè. La discesa nelle profondità della tua anima, meditando il racconto del Paradiso della Genesi, ti renderà incapace di dubitare.

Ecco la natura della certezza che possiamo attingervi.

Ma, ben inteso, non si tratta della certezza che riguarda il giardino, i suoi alberi, il serpente, la mela o altri frutti proibiti, bensì che riguarda le realtà vitali, psichiche e spirituali che queste immagini o simboli rivelano. Non è il linguaggio simbolico del racconto che dà la certezza della sua verità, bensì ciò che esso esprime.

Esso esprime in linguaggio simbolico il primo strato (primo nel senso della radice di tutto ciò che è umano nella natura umana) della vita psichica umana o il suo ‘inizio’. Ora, la conoscenza dell’inizio, initium in latino, è l’essenza dell’iniziazione. L’iniziazione è l’esperienza cosciente dello stato iniziale microcosmico (iniziazione ermetica) e dello stato iniziale macrocosmico (iniziazione pitagorica). La prima esperienza è una discesa cosciente nelle profondità dell’essere umano fino al suo strato iniziale. Il suo metodo è l’entasi, cioè l’esperienza delle profondità di base all’interno di sé stessi. Si diventa sempre più profondi man mano che si risveglia in noi lo strato primordiale, o ‘l’immagine e la somiglianza di Dio’; ciò è lo scopo dell’entasi. E soprattutto per mezzo del senso del ‘tocco spirituale’ che avviene questa esperienza dell’entasi. La si può paragonare all’esperienza chimica, però effettuata sul piano psichico e spirituale.

La seconda esperienza iniziatica, che abbiamo chiamato ‘pitagorica’ dal punto di vista storico, è basata soprattutto sul senso dell’‘udito spirituale’.

Essa è essenzialmente musicale, così come la prima è sostanziale o alchemica.

E attraverso l’estasi – o rapimento o fuoriuscita da sé stessi – che gli strati macrocosmici (‘sfere’ o ‘cieli’) si rivelano alla coscienza. La ‘musica delle sfere’ di Pitagora fu proprio questa esperienza, ed essa fu la fonte della dottrina pitagorica sulla struttura musicale e matematica del macrocosmo. Poiché i suoni, i numeri e le forme geometriche erano le tre tappe della visualizzazione intellettuale dell’esperienza ineffabile della ‘musica delle sfere’.

E soltanto da un punto di vista storico che abbiamo designato come pitagorica l’iniziazione macrocosmica attraverso l’estasi. Essa non è affatto una prerogativa dell’epoca anteriore al Cristianesimo. Ecco ciò che l’apostolo Paolo racconta della sua esperienza estatica delle ‘sfere’ o ‘cieli’:

Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa, non so se col corpo o se fuori del corpo, lo sa Dio, fu rapito fino al terzo cielo.

E so che quest’uomo, non so se col corpo o se fuori del corpo, lo sa Dio, fu rapito in Paradiso e udì parole ineffabili, che non è possibile a un uomo proferire, (et audivit arcana verba, quae non licet homini loqui – kai ekousen arreta remata, ha ouk exon anthropo lalesai) (2 Corinti 12:2-4)

San Paolo fu dunque rapito fino al terzo cielo o alla terza sfera macrocosmica e fu in seguito elevato al Paradiso dove udì parole

ineffabili. La sua iniziazione macrocosmica avvenne dunque nella sfera del Paradiso attraverso l’estasi il cui scopo è l’esperienza cosciente (udì parole ineffabili), così come essa è anche lo scopo, nel microcosmo dell’essere umano, dell’iniziazione attraverso l’entasi, dove essa ha il carattere dell’esperienza dello strato primordiale. La sfera macrocosmica del Paradiso e lo strato microcosmico dell’Eden sono gli initia, gli ‘inizi’ ai quali si è iniziati nell’iniziazione tanto microcosmica quanto macrocosmica. L’estasi alle altezze fuori di sé e l’entasi nelle profondità all’interno di sé, conducono alla conoscenza della stessa verità fondamentale.

L’esoterismo cristiano riunisce questi due metodi iniziatici. Il Maestro ha due gruppi di discepoli – i ‘discepoli del giorno’ e i ‘discepoli della notte’ -i primi sono i discepoli della via dell’entasi e i secondi quelli della via dell’estasi.

C’è anche un terzo gruppo di discepoli ‘del giorno e della notte’, cioè coloro che possiedono le chiavi di tutte e due le porte, la porta dell’entasi e la porta dell’estasi. Infatti, l’apostolo Giovanni, autore del Vangelo del Verbo fatto Carne, era anche colui che ascoltava il cuore del Maestro.

Aveva la doppia esperienza, macrocosmica e microcosmica, del Verbo cosmico e del Sacro Cuore, la cui litania dice: “Cor Jesu, rex et centrum omnium cordium” (Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori). E grazie a questa doppia esperienza, talmente alta e profonda allo stesso tempo, che il Vangelo che egli ha scritto è insieme così cosmico e così umanamente intimo.

Lì, la sfera solare macrocosmica e lo strato solare microcosmico sono riuniti, e ciò spiega la magia singolare di questo Vangelo.

Perché la realtà del Paradiso è l’unità della sfera solare macrocosmica e dello strato solare microcosmico – della sfera del cuore cosmico e della base solare del cuore umano. L’iniziazione cristiana è l’esperienza cosciente del cuore del mondo e della natura solare dell’uomo. Il Dio-Uomo è l’Iniziatore e non ve ne sono altri.

Quello che noi sottintendiamo con il termine ‘Iniziatore’ è ciò che gli antichi cristiani sottintendevano con Kyrios (Dominus o Signore). Perciò l’esoterista o l’ermetista cristiano sono in totale accordo – oggi come in passato, in assoluta sincerità – con le parole del Credo recitate in chiesa:

Et in UNUM DOMINUM Jesum Christum, Filium Dei unigenitum, Et ex Patre natum ante omnia saecula, Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, Genitum, non factum, consubstantialem Patri per quem omnia facta sunt.

Qui propter nos homines, et propter nostram salutem descendit de coelis, Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine Et homo factus est.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre.

Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Ci inchiniamo con rispetto e gratitudine davanti a tutte le grandi anime del passato e del presente – i saggi, i giusti, i profeti, i santi di tutti i continenti e di tutte le epoche dell’intera storia umana – e siamo pronti ad imparare da loro tutto quello che volevano e potevano insegnarci, ma noi non abbiamo che un solo Iniziatore o Signore. Di ciò possiamo esser certi! Ma torniamo al tema del Paradiso.

Il ‘Paradiso’ è dunque sia lo strato fondamentale della nostra anima sia una sfera cosmica. Lo si trova tanto nell’entasi che nell’estasi. E la regione dell’inizio, dunque dei principi. Ancora più in alto troviamo i principi dei tre voti: obbedienza, povertà e castità. Il Paradiso, essendo la regione dell’inizio o dei principi, è allo stesso tempo quella dell’inizio della Caduta o del principio della tentazione, cioè del principio della transizione dall’obbedienza alla disobbedienza, dalla povertà alla cupidigia e dalla castità alla lussuria. In Paradiso la tentazione fu triplice, proprio come fu la tentazione di Gesù Cristo nel deserto. Ecco gli elementi essenziali della triplice tentazione in Paradiso come è descritta nel racconto della Caduta nel libro della Genesi:

1. Eva ascoltò la voce del serpente;

2. vide che “l’albero era buono da mangiare e piacevole all’occhio”;

3. “perciò colse del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò”. (Genesi 3:6)

La voce del serpente è quella dell’essere vivente (‘animale’) la cui intelligenza è la più progredita (“il più astuto”) di tutti gli esseri viventi (‘animali’) la cui coscienza è rivolta verso l’orizzontale (“animali della campagna”).

Ora, l’intelligenza di Adamo-Eva era, prima della Caduta, verticale, i loro occhi non erano ancora stati ‘aperti’ ed essi “erano ambedue nudi, e non avevano vergogna” (Genesi 2:23), cioè essi erano coscienti di tutte le cose verticalmente – dall’alto in basso o, in altre parole, in Dio, da Dio e per Dio.

Essi non avevano coscienza delle cose ‘nude’, cioè delle cose separate da Dio.

La formula che esprime il loro livello di percezione, la loro visione delle cose è: “Ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, e ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto”. Ecco perché pur “ambedue nudi” essi “non avevano vergogna”. Perché vedevano l’idealità divina esprimersi attraverso la realtà dei fenomeni. Era la co-scienza (la scienza simultanea dell’ideale e del reale) verticale i cui principi si trovano formulati nella Tavola Smeraldina.

La formula della coscienza orizzontale del serpente (nahasch) sarebbe quella del puro e semplice realismo: “Ciò che è in me è come ciò che è fuori di me, e ciò che è fuori di me è come ciò che è in me”. È la co-scienza (la scienza simultanea del soggettivo e dell’oggettivo) orizzontale che vede le cose non in Dio, ma separate da Lui o ‘nude’ in sé stesse, da sé stesse e per sé stesse. E affinché 1’ ‘io’ prendesse il posto di Dio (essendo la coscienza orizzontale quella dell’opposizione tra soggetto e oggetto), il serpente disse che il giorno in cui Adamo-Eva avrebbero mangiato il frutto dell’albero che si trovava al centro del giardino, i loro occhi si sarebbero aperti ed essi sarebbero divenuti come dèi, cioè il loro ‘io’ avrebbe svolto la funzione svolta fino ad allora da Dio ed essi avrebbero conosciuto il bene e il male. Se prima vedevano le cose nella luce divina, essi le avrebbero viste nella loro propria luce, cioè la funzione della luce sarebbe loro appartenuta, così come precedentemente apparteneva a Dio. La sorgente della luce si sarebbe trasferita da Dio all’uomo.

Ecco la tentazione che Eva subì udendo la voce del serpente. La sua essenza è il principio del potere, che è l’autonomia della luce della coscienza.

Ed Eva udiva la voce del serpente. Udiva quella voce così come udiva l’altra Voce che dall’alto esprimeva l’unico comandamento: “Puoi mangiare liberamente di ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non mangiare! Poiché il giorno in cui ne mangiassi, di certo moriresti”.

Eva sentiva dunque due voci, due ispirazioni provenienti da fonti contrarie.

Ecco l’origine e il principio del dubbio. Il dubbio è l’ispirazione doppia; la fede è l’ispirazione unica; la certezza è il dubbio sconfitto, è la fede riguadagnata.

L’obbedienza, il principio dell’obbedienza, è la devozione senza riserva alla sola voce dall’alto. Ora, il fatto stesso che Eva ascoltava un’altra voce di quella dall’alto, che paragonava le due voci, cioè le considerava sullo stesso piano, dunque che essa dubitava, questo stesso fatto fu un atto di disobbedienza spirituale e fu la radice e l’inizio della Caduta.

Fu allora che guardò l’albero e vide che “era buono a mangiarsi e piacevole all’occhio” – questa fu la seconda fase della tentazione e il secondo stadio della Caduta. Perché è dopo aver ascoltato la voce del serpente che guardò l’albero. E lo guardò in modo nuovo, non più come prima quando nel suo essere vibrava solo la Voce dall’alto, cioè quando non provava alcuna attrazione per l’albero, bensì con le parole del serpente vibranti in lei, con lo sguardo che chiedeva, paragonava, dubitava, cioè pronta a fare l’esperienza.

Perché il dubbio, per uscirne, spinge verso l’esperienza, se non lo si supera elevandosi ad un piano più alto.

Fu guardando l’albero in questo nuovo modo che le sembrò “buono a mangiarsi e piacevole all’occhio”. Essere spinti verso le esperienze è l’inizio e il principio della cupidigia, principio opposto alla povertà.

Fu dopo aver guardato l’albero in questo modo nuovo che Eva tese la mano e “colse quindi del frutto, ne mangiò e ne dette anche a suo marito che stava con lei ed egli ne mangiò”. Ecco la terza fase della tentazione e terzo stadio della Caduta: uscire dal dubbio tuffandosi nell’esperienza e facendola condividere all’altro.

È l’inizio e il principio della lussuria, contrario al principio della castità.

Perché cercare esperienze o provare per togliersi il dubbio è l’essenza stessa della lussuria carnale, animica e spirituale. Ed è questo il motivo per cui non si fanno esperienze nell’esoterismo o Ermetismo cristiano. Mai si ricorre alle esperienze per uscire da un dubbio. Si ha un’esperienza, ma non si fanno delle esperienze. Sarebbe contrario al voto santo di castità il tendere la mano e prendere dall’albero della conoscenza. Il mondo spirituale non sopporta gli sperimentatori. Si cerca, si prega, si bussa alla porta, ma non la si apre con la forza. Si aspetta che si apra.

La dottrina cristiana e l’esperienza della Grazia esprimono l’essenza stessa della castità, così come contengono anche i principi della povertà e dell’obbedienza.

È la dottrina che riguarda i rapporti casti tra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto. Dio non è un oggetto e non può essere l’oggetto della conoscenza. Egli è la fonte della Grazia illuminatrice e rivelatrice. Non può essere conosciuto, ma può rivelarsi.

Ecco dunque la castità, la povertà e l’obbedienza alla base della dottrina e dell’esperienza cristiana della Grazia. Ora, tutto l’esoterismo o Ermetismo cristiano, compreso l’insieme della sua Mistica, della sua Gnosi e della sua Magia, è fondato sull’esperienza e la dottrina della Grazia di cui uno degli effetti è l’iniziazione. L’iniziazione è un atto di Grazia dall’alto. Essa non si guadagna e non si produce con alcuna procedura tecnica esteriore o interiore. Non ci si inizia; si diviene iniziati.

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anonimo

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