L’anima è un soffio di Dio, è una Luce divina e inestinguibile, eppure si lascia mescolare con la terra: è la Luce rinchiusa nella caverna.

L’ essere umano con la morte del corpo materiale si disincarna e, da ente fisico, diventa ente etericomorfo.
In seguito, spogliandosi dei fluidi più bassi ed impuri, con le purificazioni, si libera degli involucri del corpo vitale, senziente e mentale, fluidi rigettati che vengono detti manifestazioni o psicolarve.
Con la morte del corpo fisico, l’anima si invola con il suo veicolo etereo, parte dal centro cuore, dove risiedeva, e uscita dal corpo (bocca, alito, respiro) dagli Angeli e demoni suoi custodi viene condotta al suo giudizio.
Il giudizio viene emesso dalla stessa Mens dell’uomo (dall’Intelletto celeste o dalla coscienza illuminata), dove, pronunciato che sia, se buono, gradatamente l’anima ascende nei diversi piani di Luce, se non lo è, dal demone è trascinata verso l’espiazione.
L’anima che nella sua esperienza non ha bene operato, la sua vita terrena non è stata deiforme, dopo il giudizio — prospezione di Luce dove scorge il suo mancare — è abbandonata all’arbitrio del demone, e la povera anima priva del suo Io, erra per un tempo, smarrita in forma di eidolon, per poi proseguire il suo corso di trasmigrazione.
E’ a tale eidolon che si dà il nome di imago, immagine, fantasma astrale che spesso si manifesta nelle sedute medianiche spiritiche.
Quanto alle passioni, ai ricordi e alle sensazioni del mondo terreno restano con l’anima che si è separata dal corpo, nell’eidolon (astrale).
Mentre l’anima che nel corso della vita terrena si è purificata, ed ha operato con saggezza e perfezione, dopo la morte, lascia insieme al corpo fisico la parte psichica inferiore, il fantasma bianco, e divenendo una entità celeste trascende libera, assurge nei piani superiori e consapevolmente si congiunge alla Luce.
Se poi la sua esperienza è completa, finalità, di Luce in Luce raggiungerà la sua assegnazione, o verso coro degli Angeli, o si dirige nel Regno degli Eroi (i diversi mondi della Kabbalah) o verso la Luce del Supremo.
Là, dove lei assurge, è resa beata da una Gioia senza nome, in tutti i suoi sensi e le sue potenze; resa perfetta per la conoscenza d’ogni cosa, gode della visione Divina, della sua Luce e del possesso del Regno dei Cieli e, partecipando della Grazia e Potenza a Lei conferita dal Divino, largisce questi benefici e doni nelle varie regioni inferiori, come Ordine della Provvidenza.
Lo Spirito (Intelletto celeste) dell’uomo, la cui natura di Luce è perfetta, in quanto il suo genere è divino, all’atto della morte del corpo fisico, si invola libero, esente da ogni pena, rientra nella sua Luce, nella propria origine, gioia pura, cioè Intelletto nudo, divino (1).
Dopo il dissolversi del corpo fisico e degli aggregati (astrali ed animici), l’Io, Principio spirituale non muore, ma torna a identificarsi carico della nuova esperienza terrestre fatta con la sua pienezza spirituale, comprendente anche tutte le antecedenti esperienze terrestri: le singole coscienze condizionate, (monade), il cui complesso è detto monade assommativa.
(1) Riguardo allo spirito, chiamato da Plotino, anima razionale (ego), egli attesta: Essendo libero per sua natura, può aderire all’tina o all’altra (cioè all'anima superiore o all’inferiore), se rimane costantemente aderente alla parte superiore, alla fine si unisce ed è beatificato con essa fino a che venga reintegrato in Dio, se invece aderisce all’anima inferiore, si deprava e demerita fino a che diviene un cattivo demone.

La perfezione, santità, compimento, reintegrazione, deificazione, qualunque sia il nome con cui la si indica, qualunque sia la colorazione ideologica con cui la si considera, è pur sempre la vetta somma di ogni ascesa, esercizio, e perciò sempre attivo, positivo, quindi i Compiuti, i Santi, gli Iniziati, i Trasformati, appunto perché reintegrati nella suprema spiritualità si suppone che siano uguali tra loro, tutti attivi; come invece si afferma che vi sia una gradazione di Luce nella loro Perfezione, e di conseguenza nella operosità attiva. Finita la loro missione in terra, s’intende chiuso il ciclo delle loro incarnazioni, e caduto il velo di oscuramento assunto per assolvere il compito in terra, in un dato ciclo, o razza, o Chiesa religiosa, a tutti i Perfetti è dato con le virtù dei propri corpi di gloria, di vedere e di operare secondo la plenitudine dei Cieli.
Il considerare che questa perfezione possa compiersi realizzarsi o conseguirsi in una sola tappa, consiste l’errore del Cattolicesimo. E’ invece un atto di saggia misericordia verso l’anima quello che Dio compie, permettendo all’uomo di rinnovare di volta in volta la sua forma fisica (veste), e tante volte, quante le sono necessarie per riassurgere alla perfezione originaria.
L’anima dunque se ha assolto il suo compito in terra ed ha trasmutata la sua natura, ascende verso la divina Luce, ma se non lo ha assolto, e la sua ascesi è appena inoltrata, subirà la rinascita tornando nel circuito d’un nuovo corpo per la nuova esperienza purificatrice, o grado di elevazione sempre più perfetto, fino alla Mèta prefissa.
E’ il principio individuale che legato alla forma umana, subisce le rinascite, passa empiricamente di vita in vita, purificandosi o decadendo secondo le sue brame ed i suoi sforzi.
Quando ha esaurito tutte le possibilità del suo ciclo umano, esce definitivamente dallo stato umano, e perciò non si rincarna più nello stato umano.
Alfine, se ne è capace, ascende trasformativamente ai Cieli, ossia agli stati sopraformali, detti Angelici o Universali, trasformandosi in una entità angelica, cioè Intelletto nudo.
Se, invece, l’audema individuale non è capace di superare trasformativamente il piano inferiore delle forme psichiche e materiali, ma tuttavia ha terminato tutte le esperienze delle modalità sia fisiche sia eteriche della forma umana, allora passa ad un altro stato formale di esistenza, si riveste di un’altra forma che può essere sia superiore o inferiore, sia più o meno periferica rispetto al precedente stato umano.
E’ come psicomonade che un essere individuale vive nelle variabili modalità di innumerevoli stati formali di esistenza, cioè Ente iperfisico o Monade rivestito dello schema umano.
L’alternarsi delle incarnazioni e delle disincarnazioni corrisponde ai ripetuti passaggi dalle modalità anche dense (fisiche) della condizione umana, alle modalità esclusivamente sottili fino alla completa attuazione di tutte le possibilità che la psicoumanità, o ente psichico, ha in se stessa in connessione con tale stato.
E’ come monade psichica che l’essere vivente assorbe l’essenza di una vita empirica sia sottile sia materiale, non appena l’abbia tutta esperimentata, lasciando solo le scorie o vesti, sia fisiche sia immateriali di essa; ma, come abbiamo detto, non esce da uno stato per trasmigrare in un altro se prima non ha completato il ciclo di possibilità relative a quello stato di esistenza
Nello stesso tempo ciò che appartiene al vitale iperfisico (eidolon dell’anima), perisce insieme al corpo quando questo si risolve, oppure resta come ombra, non lungo tempo, nei vapori del suo corpo disciolto, e non partecipa alla immortalità dell’anima, a
meno che, anch’esso, trasmutato come elemento fisico dalla sublime anima che lo ha rivestito (potenza trasmutatrice), lo unisca e tragga a sé nella immortalità conseguita (corpo di Luce, corpo di gloria).
Per giungere però a tanto è necessario per prima cosa possedere la conoscenza del Mistero, Virtù e Luce sapienziale, poi conseguire la effettiva trasmutazione dell’anima caduca (ego) in anima stabile (Io superiore, Principio spirituale), ed infine a somiglianza del Cristo, trasmutare il corpo corruttibile in corpo di Luce, deificazione.
La generazione della coscienza dell’Uno nell’uomo è una operazione arcana, necessaria e segreta, alta e potente che necessita di ogni virtù, in quanto, quando la natura è trasmutata, questa si deifica.
Chi aspira a questa alta dignità deve pensare a due necessarie cose: il distacco da tutto (affettività della carne, dal senso mortale delle passioni), e l’elevarsi verso l’Intelletto puro, unitivo e pervenire alla Conoscenza, per raggiungere la stabilità, la unificazione, la congiunzione, la trasmutazione, la deificazione.
Ora, quando l’uomo è congiunto con Dio, tutto quello ch’è nell’uomo gli è congiunto. Quando l’anima riesce a elevarsi nella mente Mens, divenendo così dimora degli spiriti superiori e sublimi, trae da questa elevazione la conoscenza dei segreti delle cose divine: la legge eterna, la rivelazione, le gerarchie angeliche, il perché del destino dell’anima, la provvidenza celeste, il desiderio della reintegrazione, della deificazione.
Non può però avvenire nessuna reintegrazione se non per mezzo del Cristo!
In Lui e con Lui avviene prima la trasmutazione, poi la morte ed infine la resurrezione.
Cristo è Luce e Vita del mondo: Habet vitam qui credit in Filium, la prima generazione è la vita nova che si identifica al Cristo.
Ego venit ut vitam habeant et abundantius habeant (Giovanni)
Ego sum Via, Veritas et Vita (Giovanni).
La vita, se è futura nel suo aspetto escatologico umano, nella sua realtà, dopo il sacrificio del Golgotha, è già in atto!
Virio