Iniziazione ermetica

Ma quando si dice: esiste un meccanismo di evoluzione infinita e in esso si è moralmente determinati dalle vite precedenti; non esiste la Grazia, c’è soltanto la legge di causa ed effetto — allora questa è un’interpretazione blasfema.
Essa riduce Dio alla funzione di ingegnere di una macchina morale.
In quanto suscettibile di una doppia interpretazione, la reincarnazione non è un’eccezione. In effetti, ogni fatto pertinente lo è. Così, per esempio, l’ereditarietà può essere interpretata nel senso di un completo determinismo, dunque escludente la libertà e quindi anche la morale. O può essere interpretata come una possibilità di affinamento graduale dell’organismo in vista di renderlo uno strumento più perfetto a disposizione dei posteri. Non aveva Abramo ricevuto la promessa che il Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza?
La stessa promessa non era stata fatta a Davide?
Ad ogni modo, qualunque sia l’interpretazione personale di un fatto, il fatto resta un fatto ed occorre conoscerlo se ci si vuole orientare nel campo al quale appartiene. Così gli ermetisti hanno la conoscenza di fatti diversi, secondo le loro vocazioni personali, ma tuttavia la filosofia ermetica non è la somma delle conoscenze acquisite dagli individui. È un organismo di arcani espressi in simboli che sono allo stesso tempo esercizi spirituali e le attitudini che ne risultano. Un arcano praticato come esercizio spirituale durante un lasso di tempo sufficiente diventa una attitudine. Non dà al discepolo la conoscenza di nuovi fatti, ma lo prepara ad acquisirla quando ne
ha bisogno. L’iniziazione è la capacità di orientarsi in ogni campo e lì acquisire la conoscenza dei fatti pertinenti — dei ‘fatti-chiave’. L’iniziato è colui che sa come raggiungere il sapere, cioè sa domandare, sa cercare la risposta e sa mettere in opera i mezzi giusti per arrivarci. Solo gli esercizi spirituali glielo hanno insegnato — nessuna teoria o dottrina per quanto luminosa ha potuto renderlo capace di ‘sapere (come) sapere’. Sono gli esercizi spirituali che gli hanno insegnato il senso pratico (e in filosofia ermetica non c’è altro senso che quello pratico) e l’efficacia infallibile dell’arcano dei tre sforzi riuniti, base di ogni esercizio spirituale e di ogni arcano, cioè:

Ermete Siena

Chiedete e vi sarà dato;
cercate e troverete;
bussate e vi sarà aperto. (Lc 11:9)

Così, la filosofia ermetica non insegna ciò che bisogna credere riguardo a Dio, all’uomo e alla natura, ma come domandare, come cercare e come bussare per arrivare all’esperienza mistica, alla luce gnostica e all’effetto magico di ciò che si cerca di sapere di Dio, dell’uomo e della natura. Ed è dopo aver domandato, cercato e bussato, e quando si è ricevuto, trovato e avuto accesso che si sa. Questo genere di sapere — la certezza della comprensione sintetica dell’esperienza mistica, della rivelazione gnostica e dell’effetto magico — è l’Imperatore, è l’insegnamento pratico della quarta carta dei Tarocchi Si tratta dello sviluppo e dell’uso del ‘quarto senso’ spirituale, il senso ‘filosofico-ermetico’, che segue lo sviluppo e l’uso dei sensi mistico, gnostico e magico. L’attitudine a ‘sapere (come) sapere’ è il tratto caratteristico essenziale di questo senso. Precedentemente (nella seconda lettera) lo abbiamo definito come il ‘senso della sintesi’. Ora possiamo andare oltre e definirlo in modo più approfondito come ‘senso iniziatico’ o senso di orientamento e di acquisizione della conoscenza dei fatti essenziali in ogni campo.
Come funziona questo senso? Bisogna segnalare innanzi tutto che esso non è ciò che comunemente si chiama ‘senso metafisico’, poiché il senso metafisico dei metafisici è il gusto e la capacità di vivere in astratte teorie, l’inclinazione verso l’astratto, mentre il senso ‘filosofico-ermetico’ è al contrario dovuto all’orientamento verso il concreto — spirituale, psichico e fisico.
Mentre il ‘senso metafisico’ opera con ‘il concetto di Dio’, il senso ‘filosofico-ermetico’ è orientato verso il Dio vivente, il fatto spirituale concreto di Dio. Il Padre Celeste cristiano e l’Antico dei Giorni dei cabbalisti non è un concetto astratto, non è una nozione, bensì un essere.
Il ‘senso metafisico’ lavora per estrarre — per via di astrazioni — delle leggi dai fatti e dei principi dalle leggi. Il senso iniziatico o ‘filosofico-ermetico’, al contrario, percepisce attraverso i fatti le entità delle gerarchie spirituali, e attraverso quelle il Dio vivente. Per il senso iniziatico lo spazio tra il ‘Principio supremo’ e il campo dei fatti non è popolato da ‘leggi’ e ‘principi’, ma da esseri spirituali viventi, dotati di fisionomie, di sguardi, di voci, di modi di espressione e di nomi. Per il senso iniziatico ‘Arcangelo Michele’ non è una legge o un principio. È un essere vivente il cui volto è invisibile perché ha fatto posto a quello di Dio. Per questo motivo si chiama Michele,
cioè ‘Colui che (MI) è come (KHA) Dio (EL)’. Nessuno potrebbe resistere alla visione del volto di Michele, perché esso è KHA—EL, come quello di Dio.
Il senso iniziatico o filosofico-ermetico è quello delle realtà concrete spirituali. L’ermetista ‘spiega’ i fatti non con leggi ottenute con astrazioni, né con principi ottenuti con astrazioni ancora più sofisticate, ma invece procedendo dai ‘fatti astratti’ agli esseri più concreti per arrivare nell’esistente all’ancora più concreto, al solo assolutamente concreto, a Dio. Infatti, per il senso iniziatico Dio è ciò che c’è di più reale, dunque il più concreto — in effetti il solo assolutamente reale e concreto — fra tutto ciò che esiste, mentre gli esseri sono solo relativamente reali e concreti, e quello che noi chiamiamo fatto concreto è, in realtà, pura astrazione della realtà divina.
Questo non vuol dire che l’ermetista sia incapace di astrazione e che trascuri leggi e principi. È un essere umano e possiede dunque anche lui il senso metafisico. Possedendolo, ne fa uso come tutti, ma ciò che fa di lui un ermetista — nel senso dell’Imperatore dei Tarocchi — è il senso filosofico-ermetico. Egli è tanto ermetista quanto più è dotato di senso filosofico-ermetico e se ne serve, mentre il solo senso metafisico non ne farebbe mai un ermetista nel vero senso del termine.
Non è questa la tragedia di René Guénon il quale, essendo dotato di uno sviluppato senso metafisico e privo del senso filosofico-ermetico, ha cercato lo spirituale concreto sempre e dappertutto? Alla fine, stanco del mondo delle astrazioni, ha sperato di trovare la liberazione dall’intellettualismo immergendosi nel fervore della massa musulmana in preghiera nella moschea del Cairo. Ultima speranza di un’anima assetata di esperienza mistica e languente nella prigionia dell’intelletto? Se è stato così, che la misericordia divina gli accordi ciò che ha tanto cercato.
Dobbiamo qui far notare che l’ultimo orientamento di René Guénon verso la fede di gente semplice aderente ad una ancor più semplice religione, non è priva di ragione. Perché il senso filosofico-ermetico ha più punti in comune con la fede semplice e sincera della gente semplice che non con la metafisica astratta. Per il credente del popolo Dio vive, così come vive per l’ermetista. Il credente si rivolge ai santi e agli angeli; per l’ermetista essi sono reali. Il credente crede ai miracoli; l’ermetista vive in presenza del miracolo. Il credente prega per i vivi e per i morti; l’ermetista dedica tutti i suoi sforzi nel campo della Magia sacra per il bene dei vivi e dei morti. Il
credente stima tutto ciò che è tradizione; l’ermetista fa altrettanto. Cosa dire ancora? Forse l’Imperatore deve la sua autorità non alla sua potenza, visibile o invisibile, sugli esseri umani, bensì al fatto che egli li rappresenta di fronte al Cielo. Egli ha autorità non perché è sovrumano, ma perché è molto umano, perché rappresenta tutto ciò che è umano. Il re Davide fu il più umano di tutti gli uomini del suo tempo. Per questo fu unto per ordine divino dal profeta Samuele, e l’Eterno gli fece la promessa solenne che il suo trono sarebbe stato stabilito per sempre. Il trono, il posto del rappresentante dell’umanità dunque non scomparirà mai. E questo è proprio il posto dell’Imperatore, questa è la vera autorità.
La filosofia ermetica ha anch’essa un ideale umano al quale aspira. I suoi esercizi spirituali, i suoi arcani perseguono lo scopo pratico della realizzazione dell’uomo d’autorità, dell”uomo-padre’. È degno del ‘trono di Davide’ quell’uomo che è più umano di quanto siano gli altri.
L’ideale umano dell’ermetismo pratico non è il superuomo di Nietzsche, né il superuomo indiano immerso nella contemplazione dell’eternità, né il superuomo-ierofante di Gurdjieff, né il superuomo-filosofo dei filosofi stoici e del Vedanta, no, il suo ideale umano è l’uomo talmente umano da contenere e portare in sé tutto ciò che è umano; da poter essere il guardiano del trono di Davide.
E il divino? Cosa ne è di ciò che riguarda la manifestazione del divino?
L’ermetismo pratico è Alchimia. L’ideale dell’ermetismo è essenzialmente e fondamentalmente l’ideale alchemico. Ciò vuol dire che più si diventa veramente umani, più si manifesta il divino della natura umana che è ad “immagine e somiglianza di Dio”. L’ideale d’astrazione invita gli esseri umani a disfarsi della natura umana, a disumanizzarsi. L’ideale della trasformazione alchemica dell’ermetismo offre invece agli esseri umani la via per la realizzazione della vera natura umana che è ad “immagine e somiglianza di Dio”. L’ermetismo è la ri-umanizzazione di tutti gli elementi della natura umana, è il loro ritorno alla loro vera essenza. Come qualunque metallo vile può essere trasformato in argento e oro, così le forze della natura umana sono suscettibili della trasformazione in ‘argento’ e ‘oro’, cioè in quello che esse sono quando fanno parte dell’Immagine e della Somiglianza di Dio.

anonimo

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