La benedizione è più di un semplice augurio formulato per altri; è più di un’impronta magica del pensiero e della volontà personale su altri.

Essa è la messa in opera della potenza divina che trascende il pensiero e la volontà individuali tanto di colui che benedice quanto di colui che viene benedetto. In altre parole, è un atto essenzialmente sacerdotale.
La Qabbalah paragona il ruolo della preghiera e della benedizione ad un doppio movimento, ascendente e discendente, simile alla circolazione del sangue. Le preghiere umane salgono verso Dio e dopo esservisi divinamente ‘ossigenate’, si trasformano in benedizioni che scendono verso il basso. Per questo nella carta uno dei fedeli ha la mano sinistra alzata ed un altro ha la destra rivolta in basso. Le due colonne azzurre dietro il Papa simboleggiano in primo luogo questa doppia corrente – ascendente e discendente – di preghiere e di benedizioni. Allo stesso tempo il Papa tiene sollevata la triplice croce dal lato della ‘colonna delle preghiere’ e del fedele che prega, mentre la sua mano destra, dal lato della ‘colonna delle benedizioni’ e del fedele che riceve (o ‘che ispira’) la benedizione, fa il gesto della benedizione.
I due lati della Qabbalah, il lato ‘destro’ e il lato ‘sinistro’, e le due colonne dell’Albero delle Sefiroth, la colonna della Misericordia e quella del Rigore, così come le due colonne del Tempio di Salomone, Jachin e Boaz, corrispondono alle due colonne della preghiera e della benedizione della carta. Perché è il Rigore che stimola la preghiera ed è la Misericordia che benedice. Il sangue ‘azzurro’ venoso di Boaz sale ed il sangue ‘rosso’ arterioso ossigenato di Jachin scende. Il sangue ‘rosso’ porta la benedizione vivificante dell’ossigeno; il sangue ‘azzurro’ libera l’organismo dal ‘rigore’ dell’acido carbonico. È la stessa cosa nella vita spirituale. L’asfissia spirituale minaccia colui che non pratica una qualunque forma di preghiera; colui che la pratica riceve, sotto qualsiasi forma, la benedizione vivificante. Le due colonne hanno dunque un significato essenzialmente pratico – così spiritualmente pratico come lo è la respirazione per la vita dell’organismo.
E primo insegnamento pratico – perché gli Arcani Maggiori dei Tarocchi sono degli esercizi spirituali – del quinto Arcano verte sulla respirazione spirituale.
Ci sono due tipi di respirazioni: la respirazione orizzontale che avviene tra il ‘fuori’ e il ‘dentro’, e la respirazione verticale, invece, che avviene tra l’‘alto’ e il ‘basso’. E ‘dardo della morte’ o l’estrema crisi della suprema agonia è E passaggio brusco dalla respirazione orizzontale alla respirazione verticale. Tuttavia colui il quale ha imparato durante la vita la respirazione verticale sarà liberato da questo ‘dardo della morte’. In lui, il passaggio da una forma di respirazione all’altra non avrà la natura di un angolo retto, ma di un arco:


La transizione non sarà brusca come una linea spezzata, ma graduale e curvilinea.
Ora, l’essenza della respirazione verticale è l’alternanza della preghiera e della benedizione o Grazia. Questi due elementi della respirazione verticale si manifestano ad ogni livello della vita interiore – della mente, del cuore e della volontà. Così un problema rilevante per la mente non motivato dalla curiosità o dal collezionismo intellettuale, bensì da una sete di verità, è in fondo una preghiera. E l’illuminazione che ne può risultare è la benedizione o la Grazia corrispondente. La vera sofferenza è anch’essa in fondo sempre una preghiera. E la consolazione, la pace e la gioia che possono seguirla sono gli effetti della benedizione o della Grazia che le corrisponde.
Il vero sforzo di volontà, cioè lo sforzo al cento per cento, il vero lavoro, è anch’esso una preghiera. Quando è un lavoro intellettuale, è la preghiera: Sia santificato il Tuo nome. Quando è uno sforzo creativo, è la preghiera: Venga il Tuo regno. E quando si tratta di un lavoro per soddisfare i bisogni materiali della vita, è la preghiera: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. A tutte queste forme di preghiera comprese nel linguaggio del lavoro corrispondono delle benedizioni o grazie.
La legge della corrispondenza tra la colonna della preghiera (o problemi, sofferenze, sforzi) e quella della benedizione (o illuminazione, consolazione, frutti) si trova espressa nelle beatitudini del Sermone della Montagna risposte dal Maestro. Le nove (poiché esse sono nove e non otto) beatitudini possono così essere comprese come la formula della respirazione verticale. Esse ce la insegnano.
Questa respirazione è lo stato d’animo che l’apostolo Paolo chiama “la libertà in Dio”. E un nuovo modo di respirare. Si respira liberamente il soffio divino che è libertà.
Il Signore è lo Spirito, e dov’è lo Spirito del Signore ivi è libertà. (2 Corinti 3:17)
Il corrispondente spirituale della respirazione orizzontale è l’alternanza tra l’estroversione’ e l’‘introversione’ o tra l’attenzione verso la vita esteriore oggettiva e quella verso la vita interiore soggettiva. La legge della respirazione orizzontale è: Amerai il prossimo tuo come te stesso. (Mt 22:39)
Lì si trova l’equilibrio di queste due direzioni dell’attenzione.
In quanto alla respirazione verticale, la sua legge è: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. (Mt 22:37)
Lì si trova la relazione fra la preghiera e la benedizione o Grazia.
Ci sono tre livelli di respirazione orizzontale, così come ci sono tre livelli di respirazione verticale.
I tre livelli di respirazione orizzontale sono:
l’amore per la natura
l’amore per il prossimo
l’amore per gli esseri delle gerarchie spirituali (Angeli, ecc.)
I tre stadi di respirazione verticale sono:
la purificazione (grazie al soffio divino)
l’illuminazione (grazie alla luce divina)
l’unione mistica (nel fuoco divino).
Ecco perché il Papa tiene la triplice croce sollevata. La triplice croce ha tre traverse che dividono la linea verticale in tre parti. È la croce della respirazione spirituale completa e perfetta, orizzontale e verticale:

È la croce del triplice amore verso il prossimo (prossimo inferiore: la natura; prossimo simile: l’uomo; prossimo superiore: esseri delle gerarchie) e del triplice amore di Dio (soffio o fede, luce o speranza, fuoco o amore).
In questa carta essa è lo scettro dell’autorità del Papa, così come il globo formato dalla doppia coppa e sormontato dalla croce è lo scettro dell’Imperatore. Proprio come l’Imperatore, guardiano del trono di Davide, rappresenta l’umano nei confronti del cielo, cioè l’immagine e la somiglianza divine nell’uomo, così il Papa, guardiano della porta con le colonne della benedizione e della preghiera, rappresenta nei confronti dell’umanità il Divino trascendente. I due posti, quello dell’Imperatore e quello del Papa, sono due realtà spirituali. Essi sono reali come la testa e il cuore lo sono nella vita dell’individuo. Il cuore è il centro della respirazione e della circolazione; la testa è il centro del sistema nervoso e la sede del pensiero.
Nello stesso modo in cui nessun parlamento potrà mai sostituire la realtà spirituale del posto dell’Imperatore – il trono di Davide non potendo essere sostituito da una collettività – così nessun concilio ecumenico potrà sostituire la realtà spirituale del posto del Papa o del ‘trono di Melchisedek, re di Pienezza (Salem)’. Che il ‘colpo di cannone’ predetto nei circoli esoterici dell’occidente venga sparato o no, che il trono sacerdotale resti visibile o che sia nascosto nelle catacombe, esso resterà ben presente per sempre nella storia futura dell’umanità, a dispetto dei profeti della sua distruzione. La storia, come del resto la vita dell’individuo, è prodotta dal giorno e dalla notte. Ha un aspetto diurno e uno notturno. Il primo è exoterico, mentre il secondo è esoterico. Il silenzio e l’oscurità della notte – e tutto
ciò che è inconscio o coscienza superiore nell’essere umano appartiene al dominio della notte – sono sempre forieri di grandi eventi. E il lato magico della storia, il lato dei fatti e delle opere magiche che agiscono dietro la facciata della storia ‘diurna’.
Così, quando il Vangelo fu predicato apertamente nei paesi attorno al Mediterraneo, i suoi raggi notturni effettuarono una profonda trasformazione del Buddhismo. In esso, l’ideale della liberazione individuale con l’ingresso nello stato di nirvana cedette il posto all’ideale della rinuncia al nirvana affinché potesse operare la misericordia nell’umanità sofferente. L’ideale del mahayana, del grande carro, ebbe allora la sua aurora splendente nel cielo dei valori morali dell’Asia.
anonimo