
Vi abbiamo precisato molte volte che l’intero dramma vissuto da Cristo, il cammino che Gesù, il Signore, percorse da Betlemme al Golgota, è da intendersi interamente in relazione a voi stessi. Chi si dice cristiano nel vero senso della parola, deve seguire il Cristo in ogni passo, dall’inizio fino alla fine, dalla nascita alla morte e dalla morte alla resurrezione. L’intera Lingua Sacra attira su questo percorso l’attenzione del cercatore che vuole orientarsi sull’unico cammino della vita. Tutti “gli eventi” relativi alla salvezza hanno lo scopo di attirare la vostra attenzione su ciò che deve compiersi proprio nella vostra vita.
All’inizio della Bibbia potete leggere la descrizione dell’albero della Vita che si alzava al centro del paradiso di Dio, dal quale l’uomo adamitico poteva mangiare, e dell’albero proibito della conoscenza del bene e del male. Voi sapete come l’uomo adamitico abbandonava questa guida necessaria e cosa successe, quando, con i suoi compagni di destino, trasformò il Giardino degli Dei in una natura della morte.
Alla fine della Bibbia, tuttavia, leggiamo del ristabilimento dell’albero di Vita e della grande gloria del suo rinnovamento. E quando leggiamo dell’albero della Vita nell’Apocalisse, al capitolo 22, ci colpisce il fatto che esso sembri essere triplice: dal trono di Dio sgorga un fiume possente, una corrente d’acqua viva e l’albero della Vita si trova proprio al centro di questa corrente, ma contemporaneamente anche sulle due rive. Nel mezzo del suo corso e sulle due sponde del fiume, c’era l’albero della vita, che portava dodici frutti.

Questo accenno è più che sufficiente per farci comprendere cosa s’intende con questo triplice albero. Si tratta, infatti, del sistema del fuoco del serpente con i suoi tre canali: il fuoco del serpente stesso e i due cordoni del simpatico. Il fuoco del serpente è la corrente che scorre nel mezzo; i due canali del simpatico formano entrambe le sponde del fiume. E’ bene richiamare ancora una volta la vostra attenzione, perché il giusto funzionamento di questo triplice sistema o, più esattamente, il ristabilirsi della sua giusta funzione, è direttamente legato al grandioso evento della resurrezione. Sì, a tutti gli avvenimenti del dramma cristico.
In uno dei nostri libri viene ampiamente descritto come la nuova corrente di vita — quando l’allievo vi si è riunito — discenda, ad un dato momento, dal santuario della testa lungo uno dei due cordoni del simpatico; irrompa nel plesso sacro, per poi risalire lungo l’altro cordone del simpatico fino al punto di partenza, il santuario della testa. Il ristabilimento di questa circolazione è la condizione assoluta della trasfigurazione.

Il consiglio, il comandamento dato all’uomo adamitico di mangiare esclusivamente i frutti dell’albero della Vita, si riferiva alla necessità di non disturbare il processo della circolazione del fuoco del serpente, perché immediatamente la corrente d’acqua viva sarebbe ristagnata. Per capire ciò, bisogna sapere che il plesso sacro è la base principale della personalità umana. Il plesso sacro è collegato alle sette sfere dell’essere aurale e, attraverso di esso, è unito allo Spirito Settemplice, alle sette correnti della manifestazione universale e, dunque, alla corrente eterna di Dio, la corrente d’Acqua viva.
Ora risulterà chiaro che, quando un figlio di Dio “chiamato” si discosta dal piano di Dio, dallo Spirito di Dio — ed è quello che ha fatto l’uomo dell’inizio — si manifesterà, sì, deve manifestarsi immediatamente un fortissimo disturbo nella base principale dell’essere umano, nel plesso sacro. Comprenderete anche che, se una tale perturbazione si manifesta, ciò si rifletterà alla

sommità dell’albero della Vita, perché i dodici frutti dell’albero, le dodici paia di nervi che partono dal santuario della testa, invieranno immediatamente una forza empia e distruttiva attraverso l’intero sistema, ed essa porterà l’intero essere a cristallizzare e a degenerare.
Per questo l’allievo dei Misteri gnostici deve comprendere come il suo primo dovere sia l’imitazione di Cristo, cioè il completo ristabilimento della circolazione perturbata della corrente dell’albero della Vita, il sistema del fuoco del serpente. Quindi, con vera pietà e con il coraggio di una convinzione incrollabile, egli deve aprire il santuario del cuore alla luce della Gnosi e celebrare così la festa di Betlemme.
In seguito, egli deve prendere la croce sulle proprie spalle e portarla fino al Golgota, alla sommità del cranio. Lì giunto, il vecchio io dell’allievo dei Misteri gnostici deve perire interamente.
Su questa base, quindi, egli potrà celebrare il vero venerdì santo, cioè il primo giorno del suo cammino di annientamento.
Così, essendo morto secondo lo stato dialettico, egli dovrà discendere dalla cima dell’albero della Vita fino al punto più profondo, il plesso sacro, al fine di riunire nuovamente questo centro fondamentale del proprio essere allo Spirito Settemplice. E’ il secondo giorno sul cammino dell’annientamento. L’allievo è disceso fino al regno dei morti.
E da allora inizia la vittoria: il terzo giorno, la nuova corrente di vita, unita al trono di Dio, risale e scoperchia la tomba alla sommità, mostrando il nuovo frutto. La resurrezione può essere celebrata.
Voi ora sapete che la purificazione del triplice fuoco del serpente rende possibile la resurrezione nel regno delle anime viventi. Le radici dell’albero della Vita devono poter assimilare la luce originale settemplice direttamente. Soltanto allora il servitore della Rosacroce d’Oro vivrà di nuovo del frutto dell’albero della Vita che è nel mezzo del paradiso di Dio.
Per una migliore comprensione, sappiate che il plesso sacro, il sistema fondamentale del fuoco del serpente, assorbe continuamente e senza interruzione forza-luce, forza vitale. Se la radice del sistema del fuoco del serpente è incapace di assimilare direttamente la forza vitale, l’Acqua viva, delle sette correnti divine dell’origine, allora assorbirà le altre forze-luce che irradiano nel nostro campo di vita, cioè le forze-luce del campo dialettico ordinario, dei pianeti e delle loro lune, del sole, del nostro sistema planetario e del sistema zodiacale.
Chi ha praticato l’astrologia, vi dirà che si deve tener conto delle influenze positive e negative, delle radiazioni benefiche e malefiche, che sono causate dall’angolo di incidenza con il quale esse entrano nel sistema vitale dell’essere umano. Dunque capite bene che una tale situazione di vita significa vivere direttamente della forza, del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.
Tutte queste gradazioni della vita, che conoscete così bene e che subite quotidianamente, risultano dal fatto che la radice del sistema del fuoco del serpente assimila nella personalità le forze gemelle della natura dialettica e contamina così i dodici frutti dell’albero di Vita, il sistema nervoso dodecuplice. Colui che continua a mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male non può aspettarsi di ritornare nel paradiso di Dio, allo stato d’anima vivente.
Certamente, non è soltanto il male che l’essere umano assorbe, attraverso la forza-luce, nel proprio sistema. Nessuno lo ha mai supposto. In quanto essere nato dalla natura, egli mostra in sé un misto di bene e di male. Come un groviglio inestricabile, queste due forze gemelle naturali abitano il suo sistema. E come conseguenza ne derivano grande stanchezza, incomprensione, malattia, cristallizzazione e morte. Queste conseguenze sono inevitabili e l’antico avvertimento appare fin troppo vero: …ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire. (Genesi 2: 17)
Quindi la domanda che si pone è questa: «Ci si può allontanare concretamente dalle forze gemelle della natura dialettica e obbligare il plesso sacro, la radice del sistema del fuoco del serpente, ad assimilare nel corpo altre forze, le forze di luce divine delle sette correnti dell’origine?»

Sì, è possibile! In questa possibilità la Gnosi trova la propria forza. E’ per questo motivo che nella Scuola dei Misteri della Giovane Fraternità Gnostica parliamo così sovente delle sette correnti dell’origine che emanano dal Padre. Queste sette correnti del Logos non presentano nessuna mescolanza di bene e di male, di luce e di tenebre. Esse sono immutabili, onnipresenti e invariabili nella manifestazione della loro forza.
Se la Giovane Fraternità Gnostica riuscirà a far vivere di questa forza settemplice universale un numero sufficiente di servitori e di allievi, da questo gruppo all’interno della Scuola emanerà una forza nuova, non terrestre, molto particolare. Questa forza, che sarà come una pura e chiara manna, un alimento santo, verrà elargita ogni giorno nei campi del nuovo Regno gnostico, al servizio di tutti.
Qual è allora il segreto della magia gnostica? Il segreto consiste nell’irradiazione della forza-luce di composizione non terrestre, generata dai servitori e dalle servitrici che, elevando le loro fiaccole fiammeggianti nelle tenebre della natura della morte, hanno liberato il loro fuoco del serpente dalle forze del bene e del male e lo hanno aperto alle forze-luce dello Spirito Settemplice Universale.
Catharose de Petri (La Parola Vivente)